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Lividi leopardo
Parole di Alice Maranzana ~ Illustrazione di Andrea Innocenti
Posted in Narrazioni on 19 Febbraio 2021 3 min read
Stasera esce con Biagio Previous Luce Perpetua Next

Stava seduta sul marciapiede bollente. Si guardava le gambe. Erano così secche che a volte riusciva ad osservare il mondo nello spazio tra tibia e perone. I lividi bluastri le facevano una trama leopardo. Doveva fare il palo, ma non riusciva a concentrarsi, le venne da pensare a sua madre guardando le All Star che le aveva regalato per la promozione della terza liceo. Ormai erano consumate, ma le ricordavano casa. La gonna era così corta che la pelle delle cosce le si stava arrossando al contatto con il marciapiede. Giocherellava con i capelli biondi e lunghissimi ormai.
Si girò una sigaretta per alleviare il dolore che iniziava a provare alle giunture. Aveva così tanti echi nella testa che le orecchie le stavano scoppiando. Da quando aveva conosciuto Alan la sua vita era stata come se l’avesse vissuta da un Brucomela. Era riuscita ad andare a sfiorare il cielo sotto la sua ala protettrice, ma lì si era bruciata le ali di stagnola ed era caduta su quel marciapiede. A grattarsi le croste.
Concentrati Elisa, concentrati, devi fare il palo. Doveva controllare non tornasse il fratello di Alan. Lui non era capace di provare dolore, e per questo non poteva sentire l’amore.
Accese la sigaretta proprio nell’istante in cui vide Alan che si stava precipitando giù dalle scale di casa sua. Giù dall’appartamento dove suo padre consumava il dolore per le braccia che gli vedeva. Lo stesso appartamento in cui la madre piangeva tutte le notti inconsolabile.
Corri. Corri. Corri.
«Corri cazzo Elisa!»
Era Alan che glielo stava dicendo, non il suo cervello.
Raccolse il suo zaino logoro, le sue ginocchia ossute e le sue ultime forze e si precipitò nella mano di Alan dietro ai suoi Dr. Martins.
Si infilarono nella metro. Con la speranza negli occhi e i buchi chiusi nelle braccia.
Elisa non riusciva a fare altro che immaginare il momento dopo, quel momento sottile e leggero in cui non avrebbe provato più nulla, eppure avrebbe sentito tutto.
Scesero dalla metro, si precipitarono nel bosco degli orrori, trovarono il loro albero.
Si amarono.
Solo dopo, forse la mattina dopo, Elisa si accorse che la mano che Alan le aveva stretto era piena di sangue. Nella tasca destra dei jeans di Alan spuntava il serramanico nero che suo padre gli regalò al suo sedicesimo compleanno. Anche i vestiti di Alan erano pieni di macchie di sangue. Era ricoperto di rosso e dolore. Le venne un conato di vomito. Sentì un mancamento. Alan aveva un sorriso sereno e gli occhi vuoti. Gli occhi di cui lei si era innamorata: grigi e opachi. La guardò con sguardo assente e così rassicurante.
«Non ti preoccupare, Elisa. Non è niente. Stanno tutti bene e ora anche noi staremo bene.»
Le prese il braccio. Tirò fuori siringa e laccio. Con il laccio le legò il braccio e con la siringa la legò a sé. Elisa si guardò attraverso le gambe con i lividi leopardo. Non ebbe più preoccupazioni. E, finalmente, risentì il silenzio.

di Alice Maranzana

Illustrazione in copertina di Andrea Innocenti


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